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	<title>Senza Inchiostro</title>
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		<title>Dentro e fuori l&#8217;Unione Europea.</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 16:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rorysirianni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <img class="alignleft" src="http://www2.fnomceo.it/PortaleFnomceo/downloadFile.dwn?id=65846&amp;version=3" alt="" width="351" height="258" /> </strong>Se non fosse per gli Euro che ancora oggi maneggiamo nostalgici, rimpiangendo la foto del Caravaggio  sulla banconota da cento mila lire, non ci sembrerebbe di vivere in un Paese dell’ Unione Europea. Ed ancor prima non ne vorremmo neanche sentir parlare. Perché, è innegabile, qualcosa nel Change Over del 2002 non ha funzionato. L’ economia reale ne ha risentito. L’ Euro ha influito sulla distribuzione dei redditi, favorendo i lavoratori autonomi più di quelli dipendenti. Ed allora, dopo Prodi,  non rimane  che prendersela coi centesimi.</p>
<p>Al di là del “comun sentire” italiano, però,  in materia di Unione Europea, c’è dell’ altro. E non perché le difficoltà effettive di milioni di famiglie italiane, non contino abbastanza. Ma perché solo una più ampia analisi del fenomeno in questione può permettere di comprendere che se l’ Italia non avesse aderito alla moneta unica avrebbe pagato interessi ben più alti rispetto quelli effettivamente riscontrati.</p>
<p>Per l’ Italia e per tutti i Paesi Europei- questa è la verità- senza Unione Europea, non c’ è   futuro.</p>
<p>Se si guarda alla Germania, alla Francia o all’ Italia come stati singoli, forti di una propria sovranità, e  non inseriti all’ interno del contesto europeo, ci si rende conto che essi, nel loro insieme, coprono solo il 6% del PIL Mondiale.</p>
<p>La situazione si capovolge se gli stessi Stati, si considerano membri dell’ Unione. In questo caso, infatti, i tre sono in grado di ricoprire ben il 19% del PIL Mondiale, superando Stati Uniti e Cina. L’ azione europea vince così sulle strutture decisionali nazionali. Ne consegue, che se l’ Europa vuole imporsi a livello mondiale deve essere in grado di abbattere le antiche barriere protezionistiche di ciascuno Stato- Nazione e pensare “insieme”. Ma non soltanto in ambito economico.</p>
<p>L’ Unione Europea ,infatti, nasce nel 1991, al fine di garantire un processo di integrazione tra gli Stati Membri in grado di<img class="alignright" src="http://bottanuco.files.wordpress.com/2007/12/euro.jpg?w=268&#038;h=360" alt="" width="268" height="360" /> riabilitare il dialogo come strumento di convivenza civile. La necessità, dopo  le due guerre mondiali, era quella di riaffermare la piena dignità della persona umana, per seppellire una volta per tutte quei disgraziati pregiudizi razziali di inizio secolo, e per mettere fine ad una guerra civile che in Europa durava da   ben 15 secoli. Punto cardine di questa integrazione, la messa in comune della sovranità da parte di ogni Stato aderente in campi via via sempre più estesi. La CECA, l’ Euratom ed il Mercato Comune sono concretizzazioni di tale principio.</p>
<p>Nel corso degli anni, inoltre,  l’ UE è stata capace di costruire una politica “antitrust”, sull’ esempio del modello americano, ma in realtà di gran lunga superiore, basata su una politica monetaria unica, cui fa capo la BCE, e una politica della concorrenza, affidata alla commissione europea. E poi un accordo globale per contrastare l’ effetto serra e tutelare l’ ambiente.</p>
<p>Il punto è che non ci si  può più affidare all’ incisività limitata di un potere nazionale per la soluzione di problemi, che di nazionale, ormai hanno ben poco. Quando si parla di energia, di clima, di sicurezza si discute di problematiche che investono il mondo nella sua totalità. Non si può considerarli “affare” di un singolo Stato. Mai come in questo caso, “l’ Unione” fa la forza.</p>
<p>Ed anche se vista” da dentro” di essa ricordiamo soltanto l’ aumento dei prezzi, causato dall’ Euro, alla luce di quanto detto, ora che siamo in grado di considerarla  anche “da fuori” dovremmo aver capito, che proprio l’ Euro ci ha salvato dalla recessione degli anni 2000 ed ha limitato la crisi dei mutui americani, perché ha permesso che i mercati valutari restassero illesi.</p>
<p>Neppure Friedman aveva creduto nell’ Euro. Ma è stato costretto a ricredersi. Nessuno avrebbe mai pensato che quella stessa moneta un giorno sarebbe stata capace di difenderci da una bolla finanziaria  e conferirci una stabilità economica senza precedenti. Ma i fatti dicono altro. Per tutte queste ragioni e per un bilancio  più che positivo della strategia  europea degli ultimi anni , sarebbe  necessario ampliare l’ adozione di una politica che vada al di là del confine di ogni singolo Stato e sia in grado di ritrovare fiducia nell’ UE.  Insieme, si può.</p>
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		<title>La globalizzazione che funziona.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 22:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rorysirianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Beviamo Coca- Cola, vestiamo Nike, guardiamo Mtv.E per rompere la monotonia di una domenica uggiosa decidiamo di spendere un pò del nostro tempo all’ interno  di quel fantastico Megastore che è Ikea. Più per diletto che per shopping. Sia chiaro.  Dai grandi marchi alla coltivazione delle rose, che ci piaccia o meno, tutto è globalizzazione. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=129&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://uploads.trovanome.it/elvux.biz/images/elvux_biz_bkumbria_1213289281.jpg" alt="" width="331" height="363" />Beviamo Coca- Cola, vestiamo Nike, guardiamo Mtv.E per rompere la monotonia di una domenica uggiosa decidiamo di spendere un pò del nostro tempo all’ interno  di quel fantastico Megastore che è Ikea. Più per diletto che per shopping. Sia chiaro.</p>
<p> Dai grandi marchi alla coltivazione delle rose, che ci piaccia o meno, tutto è globalizzazione. E per quanto si possa discutere in materia, essa è un dato di fatto. E’ la realtà in cui viviamo: ne  godiamo i benefici e ne subiamo gli inconvenienti.Di certo il termine copre ambiti ampi e diversi. Può far riferimento all&#8217;universalizzazione del mercato, all&#8217;intercomunicazione istantanea nel pianeta, alla omogeneizzazione di contesti culturali, alla speranza di una nuova <em>oikuméne </em>umana.Ma, ancor prima,  se il termine viene analizzato nella sua essenza introduce elementi densi di speranza: <em>l&#8217;inclusione,a</em>d esempio, <em> </em>tant’ è che nel mondo-globo c&#8217;è posto per tutti, e perfino l’ <em>equità </em>suggerita dall’equidistanza tra tutti i punti della superficie del globo e il suo centro.</p>
<p>I fatti tuttavia smentiscono questo ottimismo, anche se da essa sono nate realtà utili, nonchè una tendenza alla mentalità globalizzante, prima inesistente, assolutamente positiva.Come sempre la verità ed il “giusto” stanno in medias res.Prendiamo ad esempio, la globaizzazione dei mercati finanziari. Essa altro non è che l&#8217;intensificazione delle relazioni sociali su scala mondiale che conduce, sul piano economico, ad una rapida integrazione dei mercati finanziari.In primo luogo la liberalizzazione degli scambi ha portato ad un progressivo smantellamento del complesso sistema di barriere doganali.Ma a contribuire al processo di integrazione dei mercati è stata soprattutto la riduzione delle &#8220;barriere naturali&#8221; al commercio internazionale e la diffusione, a partire dalla seconda metà degli anni &#8217;70, delle nuove tecnologie informatiche e della microelettronica in genere che hannorivoluzionato profondamente le modalità di svolgimento dell&#8217;attività produttiva.</p>
<p>Oltre agli effetti ,però, indubbiamente positivi, che i processi di globalizzazione hanno sul benessere complessivo e sulle possibilità di consumo in tutti i paesi, gli economisti hanno cercato di mettere anche in evidenza anche gli aspetti negativi associati alla crescente integrazione dei mercati. E&#8217; stato così rilevato , in primo luogo, che la globalizzazione determina una riduzione della libertà di azione dei singoli stati e dell&#8217;efficacia dei tradizionali strumenti della politica macroeconomica. Ciò implica che, in una economia globale, le autorità di un paese, nelle loro scelte di politica monetaria e di bilancio, devono tenere conto delle reazioni dei mercati internazionali. Ma non è tutto. Gli effetti “perversi” della globalizzazione, vengono  pagati, infatti,  in gran parte dall&#8217;ambiente e dai paesi in via di sviluppo;</p>
<p>Il primo punto risulta di facile chiarimento: laddove c’è globalizzione economica, c’è globalizzazione del degrado ambientale dovuto ad uno smisurato sfruttamento delle risorse,  ad un enorme consumo di energia e ad una sovrapproduzione di rifiuti e di inquinamento. Ma chi perde nella sfida globale, ancor prima di madre natura, sono i lavoratori dei paesi in via di sviluppo. Sfruttati. Sottopagati dalle multinazionali. Dovendo scegliere tra la fame e la “quasi-fame”, preferiscono  la seconda e si accontentano così di pochi dollari al giorno, nella consapevolezza che sfidare la globalizzazione  e mettersi in proprio non si può.</p>
<p>Perchè verebbero rapidamente sostituiti da chi è pronto a non pretendere, pur avendone tutte le ragioni; perchè sanno cosa significa outsourcing ed hanno paura.Che fare? Nulla, se prima non vengono definiti e corretti gli obiettivi di chi sta alla guida della “politica globale”. Non può essere il “libero mercato” l’ unica regola.Allo stesso modo la globalizzazione non deve essere considerata “errore” per partito preso. E’ il modo in cui essa si è concretizzata, infatti,  ad essere scorretto perchè l’euforia iniziale che da subito l’ ha accompagnata è stata seguita  da un totale disinteresse per gli obiettivi ed i metodi di gestione. Il suo utilizzo “ selvaggio” ha impedito di assumere dentro i criteri del commercio internazionale un limite allo sfruttamento delle risorse umane e ambientali. &#8220;Regolametazione&#8221; è la parola d&#8217;ordine, non &#8220;palingenesi&#8221; del sistema attuale.</p>
<p> Quello che manca, per usare le parole di Joseph Stiglitz,  è una “globalizzazione che funziona”.</p>
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		<title>L&#8217; Estremo Oriente e l&#8217; invisibile mafia.</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 12:31:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://abeonaforum.files.wordpress.com/2008/09/gomorra_saviano.jpg?w=317&#038;h=450" alt="" width="317" height="450" /></p>
<p>Neanche Falcone e Borsellino avrebbero voluto essere degli eroi. E di certo il pensiero non ha sfiorato Saviano. Eppure, chiunque cerchi di dire la verità sulla mafia, chiunque abbia compreso che quanto comunemente si sa di essa , altro non è che la punta di un immenso iceberg, nascosto in un mare che si chiama omertà, sembra inevitabilmente esservi destinato. Chissà poi perchè. Non si tratta di una sub &#8211; cultura sconosciuta? Nessuno la vede. Nessuno la sente. Nessuno sa. Ma poi per essa si muore.</p>
<p> Certo sarebbe tutto più semplice. Più <em>easy.</em> Andare alla ricerca di Tony Montana è gioco facile. Abito esageratamente bianco; camicia rossa che lascia intravedere il petto ed una collana di grossolana fattura; fiore all’ occhiello o fazzoletto, poco importa, purchè il <em>pendant </em>sia ineccepibile.Sigaro. Preferibilmente spento. Mitra ben in vista. Di certo il sovraffollamento delle carceri aumenterebbe.</p>
<p>Ma se ad essere ricecati sono gestori di night, commercianti, chef, pizzaioli o ancora pastori ecco che il gioco non è più finzione. Diventa realtà.</p>
<p>Quando parliamo di Camorra, anzi di Sistema, è con una miscela di tradizione contadina e fiuto imprenditoriale che ci scontriamo.Questo sono i Casalesi. Da Casal di Principe, a Casapesenna a San Cipriano d’Aversa, quello che fuori è cinema e delirio, qui è realtà.</p>
<p>Dall’ analisi dettagliata del fenomeno camorrista che Saviano regala all’ interno del suo “Gomorra”, emerge un primo dato importante. Anche le mafie si evolvono. Migliorano. E ormai di italiano hanno solo il nome e il sangue. Il capitale traducibile in milioni e milioni di euro è altrove. Dove? All’ estero e poi nel Nord Italia. A sud restano i cadaveri.</p>
<p>Potere e ricchezza, violenza e controllo capillare costituiscono l’architettura di questo enorme fenomeno dove lecito e illecito non hanno confine, dove principi giuridici, leggi, stato di diritto non esistono. Gli stessi imprenditori che operano nella “legalità” hanno bisogno di manodopera a costo quasi zero procurata dal <em>Sistema</em> e non potrebbero perciò vivere senza di esso. Saviano dimostra così che l’illegale sta alla base di ciò che appare legale. E che la Camorra, come le alte mafie è derivazione degli altri poteri.</p>
<p> Il libro si apre e si chiude nel segno delle merci e del loro ciclo di vita. Tutto passa dal porto di Napoli, “buco del mappamondo”- scrive Saviano- “da dove esce quello che si produce in Cina, Estremo Oriente”. Senza dimenticare i traffici verso Est, dove i casalesi hanno centinaia e centinaia di ettari di terreno, o ancora, i paesi africani. Il viaggio nell’ impero economico, proposto da Saviano, testimonia come la mafia abbia varcato i confini nazionali ed abbia attecchito laddove lo Stato è più debole della criminalità.Così come avviene in Calabria, Campania, Sicilia, dove la Cosa Pubblica non viene gestita come dovrebbe.Questo il motivo per cui, l’ Estremo Oriente non appare poi più così lontano allo scrittore partenopeo. Allo stesso modo, oggi più ieri,  c’ è chi quell&#8217; invisibile mafia la vede benissimo.</p>
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		<title>This is it. A passo di &#8220;moonwalk&#8221;.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 23:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rorysirianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[jackson]]></category>
		<category><![CDATA[moonwalk]]></category>
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		<description><![CDATA[Un ritmo fenomenale. Una voce inconfondibile. Un volto altro. Una magrezza scarna. Non sono mai stata ad un concerto di Michael Jackson. Nè tantomeno sono una sua  fan. Riesco tuttavia a riconoscere, dopo aver visto il concerto di Bucarest tenuto dal Re del Pop nel ‘92 , di essermi accontentata delle briciole. In “this is [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=94&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.ilcinemaniaco.com/wp-content/uploads/2009/09/This-is-it.jpg" alt="" width="270" height="390" />Un ritmo fenomenale. Una voce inconfondibile. Un volto altro. Una magrezza scarna. Non sono mai stata ad un concerto di Michael Jackson. Nè tantomeno sono una sua  fan. Riesco tuttavia a riconoscere, dopo aver visto il concerto di Bucarest tenuto dal Re del Pop nel ‘92 , di essermi accontentata delle briciole. In “this is it” Michael Jackson non c’era già più.</p>
<p>E non perchè il live che stesse preparando non fosse<em>,</em>come d’abitudine, spettacolare : ogni canzone aveva la sua scenografia, le sue coreografie e soprattutto un personale video di accompagnamento.Tutto era stato studiato nel dettaglio, pensato, provato, realizzato. Era quasi tutto perfetto, in perfetto stile Jackson. Ma dentro quell’ enorme giacca rossa e i pantaloni luccicanti,  questa volta non c&#8217; era il  Re del Pop,  o meglio non era solo. Quello che ho visto, ancor prima di Jacko, è stata l’esilità di un corpo che non riesce più a soppartare la potenza vocale che da sempre lo ha accompagnato, ed una voce, una voce che vorrebbe manifestarsi in tutto il suo straordinario vigore ma non può.</p>
<p>E’ Michael stesso a frenare più volte il suo desiderio di “strafare” vocalmente. “Devo conservare la voce” qst ripete agli altri, ma ancor prima a se stesso. Perchè il suo animo è rimasto intatto, e come quello di Peter Pan, cui egli spesso si paragonava, desiderava volare alto. In “This is it” ci era riuscito di nuovo. Comunque.Nonostante tutto.</p>
<p>Dalle luci alle coreografie, dalla regia agli arrangiamenti, fino alla tonalità dei coristi. Per mesi Jackson non si è <img class="alignright" src="http://spettacoli.blogosfere.it/images/jacko%20this%20is%20it.jpg" alt="" width="407" height="239" />risparmiato, dando tutto se stesso per realizzare qualcosa di unico. Rivivere <strong>Thriller </strong>in 3D, o vedere Michael al fianco di Rita Hayworth in Gilda, o ancora inseguito e trivellato di colpi addirittura da Humphrey Bogart per <strong>Smooth Criminal</strong>, fino al fantastico ed ambientalista video postapocalittico di <strong>Human Nature</strong> è stato per certo il miglior dono che il cantante ha incosapevolmente lasciato ai suoi fans. Gli unici che da sempre lo hanno sostenuto ed hanno creduto in lui.</p>
<p>Il punto è che in “ This is it”, oltre il Re del Pop è rimasto impresso su nastro anche il suo “Man in the Mirror” che trasuda fragilità, timore, paura, insicurezza. In piena contraddizzione con il suo alter ego.</p>
<p>Il pensare che il film sia uscito postumo e rappresenti quasi 2 ore di lunghe, produttive e faticose settimane di prova di un concerto che non ci sarà mai, carica questo documentario di straordinaria importanza. Michael Jackson da&#8217; l’anima per il suo grande ed atteso ritorno sulle scene. Ma prima un coktail letale decide di portarsi via la sua vita. Propofol e menzogne.</p>
<p>Il 29 Giungno 2009 la notizia del suo attacco cardiaco ancor prima di raggiungere la carta stampata e la televisione è già on line. La sua è la prima morte su internet.</p>
<p>L’ ultima uscita di scena del Re del Pop è sul web.</p>
<p>Cio che resta sono 110 minuti di pellicola imperdibili ed emozionanti. Ed un mito.</p>
<p>Non sono mai stata una fan di Michael Jackson ma quella sera, dopo aver visto “This is it”, mi sono sentita per un attimo una di loro. E come loro mi  sarebbe piaciuto uscire dalla sala cinematografica  a passo di “moonwalk”.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rorysirianni.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rorysirianni.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rorysirianni.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rorysirianni.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rorysirianni.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rorysirianni.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rorysirianni.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rorysirianni.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rorysirianni.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rorysirianni.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rorysirianni.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rorysirianni.wordpress.com/94/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rorysirianni.wordpress.com/94/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rorysirianni.wordpress.com/94/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=94&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Vent’ anni senza Muro.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 22:24:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rorysirianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
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		<description><![CDATA[Le dittature non crollano semplicemente. Quando una dittatura crolla, lascia dietro di sè il vuoto. Un regime totalitario, non si limita ad eliminare il pluralismo politico e la libertà, ma, in piu&#8217;, distrugge tutte le istituzioni sociali pre &#8211; esistenti per  ricostruire “a propria immagine” l&#8217;intera societa&#8217;. Così, qualunque esso sia, quando si parla di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=79&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.ilreporter.com/wp-content/uploads/2008/11/berlino_670_382_100_cropped.jpg" alt="" width="313" height="178" />Le dittature non crollano semplicemente. Quando una dittatura crolla, lascia dietro di sè il vuoto.</p>
<p>Un regime totalitario, non si limita ad eliminare il pluralismo politico e la libertà, ma, in piu&#8217;, distrugge tutte le istituzioni sociali pre &#8211; esistenti per  ricostruire “a propria immagine” l&#8217;intera societa&#8217;. Così, qualunque esso sia, quando si parla di totalitarismo, si esclude nello stesso momento qualsiasi diritto sociale, civile o politico alla base delle moderne democrazie.E il controllo si sostituisce alla libertà.</p>
<p>La caduta del muro di Berlino, vent’ anni dopo, sembra aver conservato, intatto, il suo significato più profondo. Essa aprì la strada per la riunificazione tedesca; ma ancor prima decretò la fine della dittatura comunista segnando il passaggio da una società chiusa e repressa, ad una società aperta e pronta a ricominciare. Ogni brandello di muro caduto, è per coloro che hanno vissuto la Germania Orientale dal ’61 all’ 89, un pezzo di libertà ritrovata. Libertà di parola. Libertà di informazione. Libere elezioni. Libertà di credere che esiste un’ alternativa. Libertà di credere che la libertà può esistere. Ma non è mai nè ovvia, nè tantomeno scontata.</p>
<p>La notte del 9 novembre 1989 i posti di blocco della Germania Est si aprirono e il popolo dietro al Muro passo&#8217; a Ovest, a piedi o in Trabant.Il muro oggi oggetto di celebrazioni era, prima del 1989,  una presenza reale che legava due mondi complementari.  L’uno si specchiava nell’altro, l’uno esisteva per ribattere all’altro.Anche il cielo sopra Berlino era diverso. Oggi blu, ieri offuscato dal grigio della polvere da sparo, rivolta a tutti coloro desiderassero la riunificazione vera. Quella di un popolo.</p>
<p>Questi vent’ anni senza muro, sono stati vent’anni di cooperazione, di ricostruzione, sono stati vent’ anni di libertà.Certo, se la riunificazione fisica tra le due Germanie può dirsi conclusa già dal lontano 1990, un’ altra riunificazione è ancora in fase di compimento. E’ una riunificazione di carattere sociale, ed economico necessaria per colmare lo squilibrio ancora presente tra i Paesi dell’ Est e i Paesi dell’ Ovest. Nell&#8217; attesa, non ci resta che unirci alle manifestazioni, che in tutto il mondo, festeggiano la caduta della Barriera di protezione antifascista, emblema della Guerra Fredda.</p>
<p>Il lungo esercizio di un  potere illegittimo comporta inevitabili rischi. Tra questi, talvolta,  la ribellione di un popolo, che decide di riappropriarsi del prorprio diritto di autodeterminazione  in una estiva notte d&#8217;agosto, sognando finalmente nel vento del cambiamento<br />
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://rorysirianni.wordpress.com/2009/11/13/vent%e2%80%99-anni-senza-muro/"><img src="http://img.youtube.com/vi/n4RjJKxsamQ/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rorysirianni.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rorysirianni.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rorysirianni.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rorysirianni.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rorysirianni.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rorysirianni.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rorysirianni.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rorysirianni.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rorysirianni.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rorysirianni.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rorysirianni.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rorysirianni.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rorysirianni.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rorysirianni.wordpress.com/79/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=79&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La  politica estera di Obama:dall’unilateralismo di Bush alla collaborazione internazionale.</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 22:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rorysirianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[4 Novembre 2008. L’America conosce il suo nuovo Presidente. Magnetico, dal colloquio travolgente, per la prima volta afroamericano; Barack Obama è l’uomo del cambiamento pronto a guidare gli Stati Uniti verso un New Deal. Che Washington, votando il senatore dell’ Illynois, sarebbe andata incontro ad una revisione radicale della sua politica era già chiaro dal [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=54&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-61" href="http://rorysirianni.wordpress.com/2009/10/28/la-politica-estera-di-obamadall%e2%80%99unilateralismo-di-bush-alla-collaborazione-internazionale/obama_change_01/"><img class="alignleft size-medium wp-image-61" title="obama_change_01" src="http://rorysirianni.files.wordpress.com/2009/10/obama_change_01.jpg?w=195&#038;h=300" alt="obama_change_01" width="195" height="300" /></a></p>
<p>4 Novembre 2008. L’America conosce il suo nuovo Presidente. Magnetico, dal colloquio travolgente, per la prima volta afroamericano; Barack Obama è l’uomo del cambiamento pronto a guidare gli Stati Uniti verso un <em>New Deal.</em></p>
<p>Che Washington, votando il senatore dell’ Illynois, sarebbe andata incontro ad una revisione radicale della sua politica era già chiaro dal discorso di chiusura della Convention di Denver che incoronava Obama candidato: &#8220;Siamo il partito di Roosevelt. Siamo il partito di Kennedy. Quindi, non ditemi che i democratici non difenderanno questo paese&#8221; [...] &#8220;America! &#8211; siamo molto meglio di questi ultimi otto anni. Siamo un paese migliore di quello che abbiamo visto sotto la presidenza Bush.”</p>
<p>Ma l’ America ha davvero cambiato pagina?</p>
<p>Di certo, le recenti scelte in politica estera dell’Amministrazione Obama hanno evidenziato con chiarezza il netto superamento dei due principi fondanti la società americana: la convinzione che sia dovere degli Stati Uniti trasformare le altre società, promuovendo diritti umani, democrazia e libero mercato; e, dall’altra parte, l’idea che l’America sia un paese che non si arrende di fronte ai nemici, e che è disposta a pagare ogni prezzo per raggiungere i suoi obiettivi.</p>
<p>Pittsburgh sembra così sancire la vittoria della “ dottrina Obama”:l’ estensione del G8 al G20, segna la fine dell’ unilateralismo di Bush e promuove, almeno su carta, la collaborazione internazionale.</p>
<p>Una strategia globale di stabilizzazione finanziaria, una via d’ uscita alla crisi economica degli anni duemila.</p>
<p>I punti salienti del G20, infatti,  prevedono,non a caso, un consistente aumento dei capitali degli istituti finanziari. Ciò significa che le banche, avranno la possibilità di erogare personalmente denaro, qualora si verificasse per loro responsabilità un tracollo finanziario, non coinvolgendo così nel crac l’ erario o gli ignari risparmiatori. Attenzione particolare poi merita il problema delle banche “too big to fail”. Come dice il governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King: “<em>Il problema con le TBTF è che lo sanno</em>”. Qualunque regola venga imposta loro non basterà a dissuaderle dal prendere rischi eccessivi: il “<em>moral hazard</em>” sarà sempre una tentazione troppo forte per non sfruttarla”. Ma è anche vero che se da loro nascesse un nocciolo di istituti più piccoli, più sani e più assennati, crisi del genere diventeranno meno probabili. Dello stesso parere Mario Draghi che in prima persona chiede anche alle banche italiane “uno scrupoloso e tempestivo allineamento” con le nuove regole intenazionali sulle retribuzioni dei manager. Niente più stipendi super per gli uomini di Wall Street. La legge è uguale per tutti.</p>
<p>Ma ancor prima che nel coordinamento della finanza  mondiale, l’ importanza del G20 risiede nell’ elevare  i paesi emergenti dell’ Asia, dell’ America Latina e dell’ Africa  ad un posto di prim’ ordine: tant’ è che altro punto importante della conferenza è stato il riequilibrio del FMI che vedrà il suo 5% delle quote passare dal cosidetto “blocco storico” ai pesi emergenti.</p>
<p> Ancora, tra le decisioni più importanti del G20, la lotta ai paradisi fiscali. Nessun paese sarà più a prova di fisco.Questo il messaggio lanciato da Obama dopo aver costretto la Svizzera a rinunciare al segreto bancario.Le motivazioni alla base di questa decisione, al di là di quelle più propriamente etiche che sveleranno all’ America i nomi dei citttadini stranieri che hanno capitali nelle banche elvetiche, sono rivolte a porre fine all’ indebitamento americano in nome di quella re- regulation necessaria per tracciare una via d’ uscita dall’ attuale crisi.</p>
<p>L’ ultimo grande obiettivo della politica economica di Obama è la lotta al riscaldamento globale per uno sviluppo sostenibile.Prossimo appuntamento in ambito di Green economy ,Copenhagen.</p>
<p>Una crisi(economica) che ne ingloba al suo interno altre due( finanziaria e del debito) non poteva che prevedere un exit startegy complessa ed articolata. Certo è ancora presto per poter parlare di una vera e propria via d’uscita perchè la nostra crisi, quella del nostro tempo non è ancora materia per i libri di storia.</p>
<p>La politica internazionale richiede sempre decisioni difficili. Ancor più l’ economia. Se quelle di Obama siano destinate al fallimento o meno è ancora prematuro da prevedere. Di certo la sua è una politica di tipo pragmatico che mira, prima di tutto, al perseguimento di  obiettivi che sono effettivamente raggiungibili.</p>
<p>Si può fare. Lui ne è convinto ma non può riuscirci da solo. <em>Yes, we can </em>è stato lo slogan della sua campagna presidenziale non a caso.<em> Noi</em> possiamo fare:noi giovani, noi che di elezioni, candidati e ballottaggi  non abbiamo mai capito nulla, noi che per la politica non abbiamo mai avuto interesse, noi che la politica invece la amiamo, noi che di politica viviamo, noi nazioni, noi mondo.Per la prima volta insieme in una reatà politica che va “oltre il confine di un singolo Stato”. Sogno americano o realtà mondiale?</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://rorysirianni.wordpress.com/2009/10/28/la-politica-estera-di-obamadall%e2%80%99unilateralismo-di-bush-alla-collaborazione-internazionale/"><img src="http://img.youtube.com/vi/XHhz5r7dgK4/2.jpg" alt="" /></a></span>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rorysirianni.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rorysirianni.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rorysirianni.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rorysirianni.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rorysirianni.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rorysirianni.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rorysirianni.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rorysirianni.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rorysirianni.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rorysirianni.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rorysirianni.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rorysirianni.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rorysirianni.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rorysirianni.wordpress.com/54/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=54&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Quando la passione si chiama giornalismo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 17:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rorysirianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo comunicazione digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Passeggiare, andare in giro, osservare, ascoltare musica con il lettore mp3 nelle orecchie.Tutto quello che si vede può essere una notizia. Ma se non colpisce, se scivola via senza destare attenzione, è perchè apparitene già alla prorpria esperienza, oppure pechè si è distratti. Ma capita di raccontare agli amici fatti, esperienze, particoari anche della giornata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=38&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-45" href="http://rorysirianni.wordpress.com/2009/10/18/quando-la-passione-si-chiama-giornalismo/giornalismo-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-45" title="Giornalismo" src="http://rorysirianni.files.wordpress.com/2009/10/giornalismo5.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Giornalismo" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Passeggiare, andare in giro, osservare, ascoltare musica con il lettore mp3 nelle orecchie.Tutto quello che si vede può essere una notizia. Ma se non colpisce, se scivola via senza destare attenzione, è perchè apparitene già alla prorpria esperienza, oppure pechè si è distratti.<br />
Ma capita di raccontare agli amici fatti, esperienze, particoari anche della giornata , episodi che ci sono stati raccontati a loro volta. Tutto è una notizia. E pensandoci bene , in realtà tutto quello che si vede potrebbe essere messo in relazione con qualche cosa d’ altro che lo riguarda.</p>
<p>Un cane al guinzaglio parla della condizione degli gli animali domestici, della voglia di compagnia o dell’ angosciosa solitudine di chi li porta a spasso, del saper trattare e nutrire gli animali, dell’ eventuale loro abbandono, del senso civico, delle condizioni di vita nella grande città o campagna, e così via. La domanda è: cosa c’ è dietro?La Parola d’ordine: Curiosità.<br />
Quando la passione si chiama giornalismo esistono i fatti e la trattazione dei fatti. Spesso i fatti sono più di uno, e il lavoro che ci attende è cercare di mettere tutto in relazione, perchè si ha un’ intuizione, non ancora confermata, ma che se si è capaci, si riuscirà a dimostrare.<br />
Si parte da un punto, un episodio che solletica il cervello e fa scattare “quel particolare meccanismo”che muove verso la conoscenza, e che  quando la passione si chiama giornalismo, diventa inchiesta. Perchè giornalismo è informazione, comunicazione.<br />
Possibile si stia parlando di una professione senza futuro, sopraffatta dall’ universo digitale? Realmente di giornalisti non ci sarà più bisogno? La risposta è un secco no:<br />
ci saranno sempre persone che scrivono ma ancor prima l’ uomo non verrà mai meno alla soddisfazione di quel bisogno primario, che lo rende “animale sociale” e che si identifica proprio con la comunicazione.<br />
Non importa se l’ innovazione tecnologia o l’ evolversi della società condurranno in maniera del tutto naturale ad un prodotto finale che non sarà più una rivista da tenere in mano ma una pagina web da leggere sullo schermo.<br />
La comunicazione è insita nell’ animo umano. Comunicare è relazione. Essere informati è la nostra forza.Il giornalismo è una forma di comunicazione ed anche, in ultima istanza, la mia passione.<br />
Aspetto di diventare grande, solo per poterla realizzare.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rorysirianni.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rorysirianni.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rorysirianni.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rorysirianni.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rorysirianni.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rorysirianni.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rorysirianni.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rorysirianni.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rorysirianni.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rorysirianni.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rorysirianni.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rorysirianni.wordpress.com/38/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rorysirianni.wordpress.com/38/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rorysirianni.wordpress.com/38/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=38&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Stupiamo l&#8217; Italia.</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 08:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rorysirianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[dibattito]]></category>
		<category><![CDATA[Iene]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>

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		<description><![CDATA[Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, Ignazio Marino. Dopo il mancato tesseramento di Beppe Grillo, a contendersi  la leadership del Pd sono rimasti in tre. Un unico obiettivo: una sinistra senza scontri interni, senza problemi.Una sinistra che sia realmente in grado di fare opposizione guardando ai contenuti, alle idee. Una sinistra di nuovo coesa. Ed una campagna [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=29&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, Ignazio Marino. Dopo il mancato tesseramento di Beppe Grillo, a contendersi  la leadership del Pd sono rimasti in tre.</p>
<p>Un unico obiettivo: una sinistra senza scontri interni, senza problemi.Una sinistra che sia realmente in grado di fare opposizione guardando ai contenuti, alle idee. Una sinistra di nuovo coesa. Ed una campagna politica che si apre interamente all’ universo digitale.<br />
Dopo il liveblogging, dopo Facebook, Twitter, ieri alle 15:00 il dibattito in diretta su Youdem.tv.<br />
Moderatori, Tiziana Ferrario del TG1 e Maurizio Mannoni del TG3.<br />
Un’ ora e mezza di discussione. Dodici le domande. Diversi i temi in analisi: sanità, economia, libertà di informazione, nucleare, conflitto di interessi, laicità. In attesa di un ulteriore, ma poco probabile, confronto  tra i tre aspiranti leader, questa volta in televisione, credo che  l’ intervista tripla mandata in onda dalle Iene qualche giorno fa, naturalmente condita con il sarcasmo e l’ ironia propri del programma di Italia Uno,sia delucidativa circa l’ aspetto più personale dei concorrenti in analisi. Per tutte le domande e le risposte, invece, del duello su Youdem tv:  <a href="http://www.termometropolitico.it/index.php/Comunicazione/primarie-pd-il-confronto-tv-tra-i-candidati.html">termometropolitico.it</a><br />
Concludo con l&#8217; appello a tre voci che chiude il faccia a faccia tra i tre ed unisce l&#8217;ex ministro, l&#8217;attuale segretario e il senatore chirurgo: «Venite a votare in tanti», «stupiamo l&#8217;Italia».</p>
<p>Chi sarà il nuovo segretario del Pd ? Il 25 Ottobre prossimo la risposta. Ma stupiamola questa Italia.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://rorysirianni.wordpress.com/2009/10/17/stupiamo-l-italia/"><img src="http://img.youtube.com/vi/DAU9XSuElg0/2.jpg" alt="" /></a></span>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rorysirianni.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rorysirianni.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rorysirianni.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rorysirianni.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rorysirianni.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rorysirianni.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rorysirianni.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rorysirianni.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rorysirianni.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rorysirianni.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rorysirianni.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rorysirianni.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rorysirianni.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rorysirianni.wordpress.com/29/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=29&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Baarìa, il sogno di una vita</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 19:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rorysirianni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Baarìa]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’ Italia in trasformazione. Un paese,Bagheria, fotografato nel corso di questo mutamento. Il passaggio dal ventennio fascista alla liberazione americana.  La scelta tra Re e  &#8220;Re- pubblico&#8221; nel referendum popolare del &#8217;46 che segnerà la fine della monarchia. L’ avvento del partito comunista.  Il coinvolgimento politico.  La passione per il cinema. E sullo sfondo,la storia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=10&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><img class="alignleft size-full wp-image-25" title="baaria4immagine" src="http://rorysirianni.files.wordpress.com/2009/10/baaria4immagine.jpg?w=286&#038;h=407" alt="baaria4immagine" width="286" height="407" />Un’ Italia in trasformazione. Un paese,Bagheria, fotografato nel corso di questo mutamento.<br />
Il passaggio dal ventennio fascista alla liberazione americana.  La scelta tra Re e  &#8220;Re- pubblico&#8221; nel referendum popolare del &#8217;46 che segnerà la fine della monarchia.</p>
<p style="text-align:left;">L’ avvento del partito comunista.  Il coinvolgimento politico.  La passione per il cinema.<br />
E sullo sfondo,la storia d’ amore tra Peppino e Mannina, una storia giovane, ribelle, nata per caso da uno sguardo che ne incontra un altro.</p>
<p style="text-align:left;">“Baarìa”, in dialetto siciliano Bagheria,  è per Giuseppe Tornatore il film della vita. E’il sogno della sua vita.E’un film che lega e confonde una trama di tipo storico ad una più specificatamente emozionale.<br />
“Baarìa” è un film  permeato da toni nostalgici e malinconici, stemperati da  tratti di pura comicita&#8217; ed ironia messa in rilievo dalla scelta di attori come Ficarra e Picone, Aldo Baglio e Beppe Fiorello che rientrano in un cast che annovera importanti nomi del cinema italiano ma soprattutto, quasi tutti,  dal cuore siciliano.Esordienti invece i due protagonisti, Margaret Madè e Francesco Scianna.<br />
La scena che apre il lungometraggio è segnata dalla corsa ansimante del giovane protagonista. Forse una corsa contro il tempo. Forse una corsa nel tempo, nel passato, il nostro,  che Tornatore fissa su nastro partendo questa volta dalla sua esperienza. Dalla sua storia di enfant prodige della settima arte che è in grado di riconoscere qualunque film dalla visione di pochi fotogrammi.<br />
E poi,le musiche firmate da Ennio Morricone, cui spetta il merito di far  rivevere l’ atmosfera antica e rurale della vecchia Bagheria nella quale l’ afa asfissiante si mescola  alla polvere che lo scirocco solleva dalle strade. Un susseguirsi di note musicali che si conformano all’apparente banalità di “Baarìa”, nella consapevolezza che dietro ciò che appare semplice si nasconde sempre un grande lavoro.</p>
<p style="text-align:left;">Un film che descrive una societa&#8217; in evoluzione nella quale per un particolare gioco narrativo si intrecciano presente, passato e futuro.  Salde tradizioni e fragili iniziali mutamenti. E una polemica.  Quella della Lega Anti Vivisezione contro la scena che vede l’ uccisione reale di un bovino.Forse una scelta discutibile.Perchè uccidere davvero, se il cinema offre la possibilità di riprodurre in maniera  più che realistica ciò che è cruento? Interrogativo lecito. Ma non per il Tornatore realista.</p>
<p style="text-align:left;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/rorysirianni.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/rorysirianni.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/rorysirianni.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/rorysirianni.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/rorysirianni.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/rorysirianni.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/rorysirianni.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/rorysirianni.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/rorysirianni.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/rorysirianni.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/rorysirianni.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/rorysirianni.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/rorysirianni.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/rorysirianni.wordpress.com/10/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=rorysirianni.wordpress.com&amp;blog=9871085&amp;post=10&amp;subd=rorysirianni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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