Un ritmo fenomenale. Una voce inconfondibile. Un volto altro. Una magrezza scarna. Non sono mai stata ad un concerto di Michael Jackson. Nè tantomeno sono una sua fan. Riesco tuttavia a riconoscere, dopo aver visto il concerto di Bucarest tenuto dal Re del Pop nel ‘92 , di essermi accontentata delle briciole. In “this is it” Michael Jackson non c’era già più.
E non perchè il live che stesse preparando non fosse,come d’abitudine, spettacolare : ogni canzone aveva la sua scenografia, le sue coreografie e soprattutto un personale video di accompagnamento.Tutto era stato studiato nel dettaglio, pensato, provato, realizzato. Era quasi tutto perfetto, in perfetto stile Jackson. Ma dentro quell’ enorme giacca rossa e i pantaloni luccicanti, questa volta non c’ era il Re del Pop, o meglio non era solo. Quello che ho visto, ancor prima di Jacko, è stata l’esilità di un corpo che non riesce più a soppartare la potenza vocale che da sempre lo ha accompagnato, ed una voce, una voce che vorrebbe manifestarsi in tutto il suo straordinario vigore ma non può.
E’ Michael stesso a frenare più volte il suo desiderio di “strafare” vocalmente. “Devo conservare la voce” qst ripete agli altri, ma ancor prima a se stesso. Perchè il suo animo è rimasto intatto, e come quello di Peter Pan, cui egli spesso si paragonava, desiderava volare alto. In “This is it” ci era riuscito di nuovo. Comunque.Nonostante tutto.
Dalle luci alle coreografie, dalla regia agli arrangiamenti, fino alla tonalità dei coristi. Per mesi Jackson non si è
risparmiato, dando tutto se stesso per realizzare qualcosa di unico. Rivivere Thriller in 3D, o vedere Michael al fianco di Rita Hayworth in Gilda, o ancora inseguito e trivellato di colpi addirittura da Humphrey Bogart per Smooth Criminal, fino al fantastico ed ambientalista video postapocalittico di Human Nature è stato per certo il miglior dono che il cantante ha incosapevolmente lasciato ai suoi fans. Gli unici che da sempre lo hanno sostenuto ed hanno creduto in lui.
Il punto è che in “ This is it”, oltre il Re del Pop è rimasto impresso su nastro anche il suo “Man in the Mirror” che trasuda fragilità, timore, paura, insicurezza. In piena contraddizzione con il suo alter ego.
Il pensare che il film sia uscito postumo e rappresenti quasi 2 ore di lunghe, produttive e faticose settimane di prova di un concerto che non ci sarà mai, carica questo documentario di straordinaria importanza. Michael Jackson da’ l’anima per il suo grande ed atteso ritorno sulle scene. Ma prima un coktail letale decide di portarsi via la sua vita. Propofol e menzogne.
Il 29 Giungno 2009 la notizia del suo attacco cardiaco ancor prima di raggiungere la carta stampata e la televisione è già on line. La sua è la prima morte su internet.
L’ ultima uscita di scena del Re del Pop è sul web.
Cio che resta sono 110 minuti di pellicola imperdibili ed emozionanti. Ed un mito.
Non sono mai stata una fan di Michael Jackson ma quella sera, dopo aver visto “This is it”, mi sono sentita per un attimo una di loro. E come loro mi sarebbe piaciuto uscire dalla sala cinematografica a passo di “moonwalk”.
Le dittature non crollano semplicemente. Quando una dittatura crolla, lascia dietro di sè il vuoto.


