Senza Inchiostro

28 ottobre 2009

La politica estera di Obama:dall’unilateralismo di Bush alla collaborazione internazionale.

Filed under: Politica — rorysirianni @ 12:49 AM

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4 Novembre 2008. L’America conosce il suo nuovo Presidente. Magnetico, dal colloquio travolgente, per la prima volta afroamericano; Barack Obama è l’uomo del cambiamento pronto a guidare gli Stati Uniti verso un New Deal.

Che Washington, votando il senatore dell’ Illynois, sarebbe andata incontro ad una revisione radicale della sua politica era già chiaro dal discorso di chiusura della Convention di Denver che incoronava Obama candidato: “Siamo il partito di Roosevelt. Siamo il partito di Kennedy. Quindi, non ditemi che i democratici non difenderanno questo paese” [...] “America! – siamo molto meglio di questi ultimi otto anni. Siamo un paese migliore di quello che abbiamo visto sotto la presidenza Bush.”

Ma l’ America ha davvero cambiato pagina?

Di certo, le recenti scelte in politica estera dell’Amministrazione Obama hanno evidenziato con chiarezza il netto superamento dei due principi fondanti la società americana: la convinzione che sia dovere degli Stati Uniti trasformare le altre società, promuovendo diritti umani, democrazia e libero mercato; e, dall’altra parte, l’idea che l’America sia un paese che non si arrende di fronte ai nemici, e che è disposta a pagare ogni prezzo per raggiungere i suoi obiettivi.

Pittsburgh sembra così sancire la vittoria della “ dottrina Obama”:l’ estensione del G8 al G20, segna la fine dell’ unilateralismo di Bush e promuove, almeno su carta, la collaborazione internazionale.

Una strategia globale di stabilizzazione finanziaria, una via d’ uscita alla crisi economica degli anni duemila.

I punti salienti del G20, infatti,  prevedono,non a caso, un consistente aumento dei capitali degli istituti finanziari. Ciò significa che le banche, avranno la possibilità di erogare personalmente denaro, qualora si verificasse per loro responsabilità un tracollo finanziario, non coinvolgendo così nel crac l’ erario o gli ignari risparmiatori. Attenzione particolare poi merita il problema delle banche “too big to fail”. Come dice il governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King: “Il problema con le TBTF è che lo sanno”. Qualunque regola venga imposta loro non basterà a dissuaderle dal prendere rischi eccessivi: il “moral hazard” sarà sempre una tentazione troppo forte per non sfruttarla”. Ma è anche vero che se da loro nascesse un nocciolo di istituti più piccoli, più sani e più assennati, crisi del genere diventeranno meno probabili. Dello stesso parere Mario Draghi che in prima persona chiede anche alle banche italiane “uno scrupoloso e tempestivo allineamento” con le nuove regole intenazionali sulle retribuzioni dei manager. Niente più stipendi super per gli uomini di Wall Street. La legge è uguale per tutti.

Ma ancor prima che nel coordinamento della finanza  mondiale, l’ importanza del G20 risiede nell’ elevare  i paesi emergenti dell’ Asia, dell’ America Latina e dell’ Africa  ad un posto di prim’ ordine: tant’ è che altro punto importante della conferenza è stato il riequilibrio del FMI che vedrà il suo 5% delle quote passare dal cosidetto “blocco storico” ai pesi emergenti.

 Ancora, tra le decisioni più importanti del G20, la lotta ai paradisi fiscali. Nessun paese sarà più a prova di fisco.Questo il messaggio lanciato da Obama dopo aver costretto la Svizzera a rinunciare al segreto bancario.Le motivazioni alla base di questa decisione, al di là di quelle più propriamente etiche che sveleranno all’ America i nomi dei citttadini stranieri che hanno capitali nelle banche elvetiche, sono rivolte a porre fine all’ indebitamento americano in nome di quella re- regulation necessaria per tracciare una via d’ uscita dall’ attuale crisi.

L’ ultimo grande obiettivo della politica economica di Obama è la lotta al riscaldamento globale per uno sviluppo sostenibile.Prossimo appuntamento in ambito di Green economy ,Copenhagen.

Una crisi(economica) che ne ingloba al suo interno altre due( finanziaria e del debito) non poteva che prevedere un exit startegy complessa ed articolata. Certo è ancora presto per poter parlare di una vera e propria via d’uscita perchè la nostra crisi, quella del nostro tempo non è ancora materia per i libri di storia.

La politica internazionale richiede sempre decisioni difficili. Ancor più l’ economia. Se quelle di Obama siano destinate al fallimento o meno è ancora prematuro da prevedere. Di certo la sua è una politica di tipo pragmatico che mira, prima di tutto, al perseguimento di  obiettivi che sono effettivamente raggiungibili.

Si può fare. Lui ne è convinto ma non può riuscirci da solo. Yes, we can è stato lo slogan della sua campagna presidenziale non a caso. Noi possiamo fare:noi giovani, noi che di elezioni, candidati e ballottaggi  non abbiamo mai capito nulla, noi che per la politica non abbiamo mai avuto interesse, noi che la politica invece la amiamo, noi che di politica viviamo, noi nazioni, noi mondo.Per la prima volta insieme in una reatà politica che va “oltre il confine di un singolo Stato”. Sogno americano o realtà mondiale?

18 ottobre 2009

Quando la passione si chiama giornalismo

Filed under: Cultura — rorysirianni @ 7:59 PM
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Giornalismo

Passeggiare, andare in giro, osservare, ascoltare musica con il lettore mp3 nelle orecchie.Tutto quello che si vede può essere una notizia. Ma se non colpisce, se scivola via senza destare attenzione, è perchè apparitene già alla prorpria esperienza, oppure pechè si è distratti.
Ma capita di raccontare agli amici fatti, esperienze, particoari anche della giornata , episodi che ci sono stati raccontati a loro volta. Tutto è una notizia. E pensandoci bene , in realtà tutto quello che si vede potrebbe essere messo in relazione con qualche cosa d’ altro che lo riguarda.

Un cane al guinzaglio parla della condizione degli gli animali domestici, della voglia di compagnia o dell’ angosciosa solitudine di chi li porta a spasso, del saper trattare e nutrire gli animali, dell’ eventuale loro abbandono, del senso civico, delle condizioni di vita nella grande città o campagna, e così via. La domanda è: cosa c’ è dietro?La Parola d’ordine: Curiosità.
Quando la passione si chiama giornalismo esistono i fatti e la trattazione dei fatti. Spesso i fatti sono più di uno, e il lavoro che ci attende è cercare di mettere tutto in relazione, perchè si ha un’ intuizione, non ancora confermata, ma che se si è capaci, si riuscirà a dimostrare.
Si parte da un punto, un episodio che solletica il cervello e fa scattare “quel particolare meccanismo”che muove verso la conoscenza, e che  quando la passione si chiama giornalismo, diventa inchiesta. Perchè giornalismo è informazione, comunicazione.
Possibile si stia parlando di una professione senza futuro, sopraffatta dall’ universo digitale? Realmente di giornalisti non ci sarà più bisogno? La risposta è un secco no:
ci saranno sempre persone che scrivono ma ancor prima l’ uomo non verrà mai meno alla soddisfazione di quel bisogno primario, che lo rende “animale sociale” e che si identifica proprio con la comunicazione.
Non importa se l’ innovazione tecnologia o l’ evolversi della società condurranno in maniera del tutto naturale ad un prodotto finale che non sarà più una rivista da tenere in mano ma una pagina web da leggere sullo schermo.
La comunicazione è insita nell’ animo umano. Comunicare è relazione. Essere informati è la nostra forza.Il giornalismo è una forma di comunicazione ed anche, in ultima istanza, la mia passione.
Aspetto di diventare grande, solo per poterla realizzare.

17 ottobre 2009

Stupiamo l’ Italia.

Filed under: Politica — rorysirianni @ 10:15 AM
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Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, Ignazio Marino. Dopo il mancato tesseramento di Beppe Grillo, a contendersi  la leadership del Pd sono rimasti in tre.

Un unico obiettivo: una sinistra senza scontri interni, senza problemi.Una sinistra che sia realmente in grado di fare opposizione guardando ai contenuti, alle idee. Una sinistra di nuovo coesa. Ed una campagna politica che si apre interamente all’ universo digitale.
Dopo il liveblogging, dopo Facebook, Twitter, ieri alle 15:00 il dibattito in diretta su Youdem.tv.
Moderatori, Tiziana Ferrario del TG1 e Maurizio Mannoni del TG3.
Un’ ora e mezza di discussione. Dodici le domande. Diversi i temi in analisi: sanità, economia, libertà di informazione, nucleare, conflitto di interessi, laicità. In attesa di un ulteriore, ma poco probabile, confronto  tra i tre aspiranti leader, questa volta in televisione, credo che  l’ intervista tripla mandata in onda dalle Iene qualche giorno fa, naturalmente condita con il sarcasmo e l’ ironia propri del programma di Italia Uno,sia delucidativa circa l’ aspetto più personale dei concorrenti in analisi. Per tutte le domande e le risposte, invece, del duello su Youdem tv:  termometropolitico.it
Concludo con l’ appello a tre voci che chiude il faccia a faccia tra i tre ed unisce l’ex ministro, l’attuale segretario e il senatore chirurgo: «Venite a votare in tanti», «stupiamo l’Italia».

Chi sarà il nuovo segretario del Pd ? Il 25 Ottobre prossimo la risposta. Ma stupiamola questa Italia.

13 ottobre 2009

Baarìa, il sogno di una vita

Filed under: Cinema — rorysirianni @ 9:11 PM
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baaria4immagineUn’ Italia in trasformazione. Un paese,Bagheria, fotografato nel corso di questo mutamento.
Il passaggio dal ventennio fascista alla liberazione americana.  La scelta tra Re e  “Re- pubblico” nel referendum popolare del ’46 che segnerà la fine della monarchia.

L’ avvento del partito comunista.  Il coinvolgimento politico.  La passione per il cinema.
E sullo sfondo,la storia d’ amore tra Peppino e Mannina, una storia giovane, ribelle, nata per caso da uno sguardo che ne incontra un altro.

“Baarìa”, in dialetto siciliano Bagheria,  è per Giuseppe Tornatore il film della vita. E’il sogno della sua vita.E’un film che lega e confonde una trama di tipo storico ad una più specificatamente emozionale.
“Baarìa” è un film  permeato da toni nostalgici e malinconici, stemperati da  tratti di pura comicita’ ed ironia messa in rilievo dalla scelta di attori come Ficarra e Picone, Aldo Baglio e Beppe Fiorello che rientrano in un cast che annovera importanti nomi del cinema italiano ma soprattutto, quasi tutti,  dal cuore siciliano.Esordienti invece i due protagonisti, Margaret Madè e Francesco Scianna.
La scena che apre il lungometraggio è segnata dalla corsa ansimante del giovane protagonista. Forse una corsa contro il tempo. Forse una corsa nel tempo, nel passato, il nostro,  che Tornatore fissa su nastro partendo questa volta dalla sua esperienza. Dalla sua storia di enfant prodige della settima arte che è in grado di riconoscere qualunque film dalla visione di pochi fotogrammi.
E poi,le musiche firmate da Ennio Morricone, cui spetta il merito di far  rivevere l’ atmosfera antica e rurale della vecchia Bagheria nella quale l’ afa asfissiante si mescola  alla polvere che lo scirocco solleva dalle strade. Un susseguirsi di note musicali che si conformano all’apparente banalità di “Baarìa”, nella consapevolezza che dietro ciò che appare semplice si nasconde sempre un grande lavoro.

Un film che descrive una societa’ in evoluzione nella quale per un particolare gioco narrativo si intrecciano presente, passato e futuro.  Salde tradizioni e fragili iniziali mutamenti. E una polemica.  Quella della Lega Anti Vivisezione contro la scena che vede l’ uccisione reale di un bovino.Forse una scelta discutibile.Perchè uccidere davvero, se il cinema offre la possibilità di riprodurre in maniera  più che realistica ciò che è cruento? Interrogativo lecito. Ma non per il Tornatore realista.

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