Se non fosse per gli Euro che ancora oggi maneggiamo nostalgici, rimpiangendo la foto del Caravaggio sulla banconota da cento mila lire, non ci sembrerebbe di vivere in un Paese dell’ Unione Europea. Ed ancor prima non ne vorremmo neanche sentir parlare. Perché, è innegabile, qualcosa nel Change Over del 2002 non ha funzionato. L’ economia reale ne ha risentito. L’ Euro ha influito sulla distribuzione dei redditi, favorendo i lavoratori autonomi più di quelli dipendenti. Ed allora, dopo Prodi, non rimane che prendersela coi centesimi.
Al di là del “comun sentire” italiano, però, in materia di Unione Europea, c’è dell’ altro. E non perché le difficoltà effettive di milioni di famiglie italiane, non contino abbastanza. Ma perché solo una più ampia analisi del fenomeno in questione può permettere di comprendere che se l’ Italia non avesse aderito alla moneta unica avrebbe pagato interessi ben più alti rispetto quelli effettivamente riscontrati.
Per l’ Italia e per tutti i Paesi Europei- questa è la verità- senza Unione Europea, non c’ è futuro.
Se si guarda alla Germania, alla Francia o all’ Italia come stati singoli, forti di una propria sovranità, e non inseriti all’ interno del contesto europeo, ci si rende conto che essi, nel loro insieme, coprono solo il 6% del PIL Mondiale.
La situazione si capovolge se gli stessi Stati, si considerano membri dell’ Unione. In questo caso, infatti, i tre sono in grado di ricoprire ben il 19% del PIL Mondiale, superando Stati Uniti e Cina. L’ azione europea vince così sulle strutture decisionali nazionali. Ne consegue, che se l’ Europa vuole imporsi a livello mondiale deve essere in grado di abbattere le antiche barriere protezionistiche di ciascuno Stato- Nazione e pensare “insieme”. Ma non soltanto in ambito economico.
L’ Unione Europea ,infatti, nasce nel 1991, al fine di garantire un processo di integrazione tra gli Stati Membri in grado di
riabilitare il dialogo come strumento di convivenza civile. La necessità, dopo le due guerre mondiali, era quella di riaffermare la piena dignità della persona umana, per seppellire una volta per tutte quei disgraziati pregiudizi razziali di inizio secolo, e per mettere fine ad una guerra civile che in Europa durava da ben 15 secoli. Punto cardine di questa integrazione, la messa in comune della sovranità da parte di ogni Stato aderente in campi via via sempre più estesi. La CECA, l’ Euratom ed il Mercato Comune sono concretizzazioni di tale principio.
Nel corso degli anni, inoltre, l’ UE è stata capace di costruire una politica “antitrust”, sull’ esempio del modello americano, ma in realtà di gran lunga superiore, basata su una politica monetaria unica, cui fa capo la BCE, e una politica della concorrenza, affidata alla commissione europea. E poi un accordo globale per contrastare l’ effetto serra e tutelare l’ ambiente.
Il punto è che non ci si può più affidare all’ incisività limitata di un potere nazionale per la soluzione di problemi, che di nazionale, ormai hanno ben poco. Quando si parla di energia, di clima, di sicurezza si discute di problematiche che investono il mondo nella sua totalità. Non si può considerarli “affare” di un singolo Stato. Mai come in questo caso, “l’ Unione” fa la forza.
Ed anche se vista” da dentro” di essa ricordiamo soltanto l’ aumento dei prezzi, causato dall’ Euro, alla luce di quanto detto, ora che siamo in grado di considerarla anche “da fuori” dovremmo aver capito, che proprio l’ Euro ci ha salvato dalla recessione degli anni 2000 ed ha limitato la crisi dei mutui americani, perché ha permesso che i mercati valutari restassero illesi.
Neppure Friedman aveva creduto nell’ Euro. Ma è stato costretto a ricredersi. Nessuno avrebbe mai pensato che quella stessa moneta un giorno sarebbe stata capace di difenderci da una bolla finanziaria e conferirci una stabilità economica senza precedenti. Ma i fatti dicono altro. Per tutte queste ragioni e per un bilancio più che positivo della strategia europea degli ultimi anni , sarebbe necessario ampliare l’ adozione di una politica che vada al di là del confine di ogni singolo Stato e sia in grado di ritrovare fiducia nell’ UE. Insieme, si può.
Beviamo Coca- Cola, vestiamo Nike, guardiamo Mtv.E per rompere la monotonia di una domenica uggiosa decidiamo di spendere un pò del nostro tempo all’ interno di quel fantastico Megastore che è Ikea. Più per diletto che per shopping. Sia chiaro.
Un ritmo fenomenale. Una voce inconfondibile. Un volto altro. Una magrezza scarna. Non sono mai stata ad un concerto di Michael Jackson. Nè tantomeno sono una sua fan. Riesco tuttavia a riconoscere, dopo aver visto il concerto di Bucarest tenuto dal Re del Pop nel ‘92 , di essermi accontentata delle briciole. In “this is it” Michael Jackson non c’era già più.
risparmiato, dando tutto se stesso per realizzare qualcosa di unico. Rivivere Thriller in 3D, o vedere Michael al fianco di Rita Hayworth in Gilda, o ancora inseguito e trivellato di colpi addirittura da Humphrey Bogart per Smooth Criminal, fino al fantastico ed ambientalista video postapocalittico di Human Nature è stato per certo il miglior dono che il cantante ha incosapevolmente lasciato ai suoi fans. Gli unici che da sempre lo hanno sostenuto ed hanno creduto in lui.
Le dittature non crollano semplicemente. Quando una dittatura crolla, lascia dietro di sè il vuoto.

Un’ Italia in trasformazione. Un paese,Bagheria, fotografato nel corso di questo mutamento.


